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La Versione di Iggo

Economia sociale

  • 05 Agosto 2022 (5 min di lettura)

Gli investitori responsabili possono costringere le aziende ad assumersi le proprie responsabilità. Una buona ragione per farlo è la crisi del costo della vita. L’aumento dei prezzi di alimentari ed energia è un sintomo, tra le altre cose, dell’insostenibilità dell’infrastruttura economica globale. Per affrontare tali problematiche servono politiche mirate ma anche investitori attivisti che prima di impiegare i loro capitali esaminano business model, tecnologie e comportamenti aziendali. Oggi si stanno delineando dinamiche sociali dagli effetti negativi e le aziende possono essere complici di tali sviluppi, e talvolta lo sono. Vanno dunque accelerati gli interventi per l’introduzione di processi più sostenibili e il finanziamento delle tecnologie che possono produrre un impatto migliore sull’ambiente e sulla società civile.

 

Sempre più poveri 

La crisi del costo della vita sostanzialmente dipende dal calo del reddito reale. I prezzi stanno salendo più rapidamente dei salari. In particolare, i prezzi dei beni essenziali, ovvero alimentari ed energia, stanno aumentando più rapidamente del resto. Le famiglie più povere generalmente spendono una percentuale più elevata del reddito per i beni essenziali. Pertanto la crisi del costo della vita grava in misura sproporzionata sui più poveri. La crisi è un sintomo degli squilibri economici e ha pertanto notevoli ripercussioni sulle prospettive macroeconomiche, sulla politica e sugli investimenti.

 

Energia più cara 

Sappiamo che l’aumento dei prezzi dell’energia dipende da una combinazione di fattori: la ripresa della domanda dopo la pandemia, la relativa riduzione degli investimenti destinati all’estrazione di carburanti fossili e gli sconvolgimenti provocati dalla guerra in Ucraina. Abbiamo registrato incrementi significativi dei prezzi delle risorse energetiche; il prezzo a pronti del Brent è passato da 50 dollari al barile del giugno 2020 a oltre 110 dollari al barile dopo l’invasione russa in Ucraina. Oggi è intorno ai 90 dollari al barile. Il prezzo del gas naturale è aumentato in misura analoga. Il prezzo corrente per la consegna di gas naturale di dicembre in Europa è sui massimi record, in aumento del 1100% negli ultimi due anni.

 

Energia al dettaglio molto più costosa

Tali aumenti si sono riversati sui prezzi al consumo che sono saliti, sia per le imprese che per le famiglie.
I mezzi di informazione oggi abbondano di notizie sul costo del riscaldamento, delle bollette dell’elettricità o della benzina per le famiglie, nella preoccupazione che la situazione possa peggiorare durante l’inverno. Naturalmente tali dinamiche fanno salire l’inflazione complessiva, col rischio che gli aumenti si ripercuotano anche su altri costi, come di fatto sta succedendo. Ne deriva la stretta monetaria in atto su scala globale, che probabilmente spingerà molte economie sviluppate verso la recessione.

Per le principali economie, la crisi del costo della vita è incorporata nelle previsioni cicliche. L’inflazione sale, i tassi di interesse salgono, il reddito reale scende e, in ultima analisi, la domanda aggregata rallenta e la disoccupazione aumenta. È un po’ di tempo che i mercati faticano di fronte all’aumento dell’inflazione in concomitanza con il rallentamento della crescita. Da ciò derivano l’appiattimento della curva dei rendimenti nel mercato obbligazionario e la sottoperformance delle azioni growth dall’inizio dell’anno.

 

Margini sotto pressione per alcune imprese

La crisi del costo della vita non riguarda però solo l’inflazione e i tassi di interesse. I costi per tutte le imprese stanno salendo e ciò metterà i margini sotto pressione, soprattutto nei settori molto competitivi e in quelli che risentono maggiormente del rallentamento dei consumi. Sulla base dei dati finanziari di Bloomberg, il margine di profitto medio delle società del settore energia nell’indice S&P500 è aumentato, secondo le stime, dal -0,2% del 2° trimestre 2021 all’11,3% nel 2° trimestre 2022. Per le imprese di beni voluttuari, il margine è sceso mediamente dal 7,1% al 6,7%. Non dobbiamo dimenticare che anche le ripercussioni sulle catene di distribuzione della pandemia da Covid hanno contribuito all’aumento dell’inflazione e all’incremento dei costi di materie prime, semilavorati e manodopera. La risalita dell’inflazione e il rallentamento della domanda reale restano un importante fonte di preoccupazione per i mercati azionari. Se l’inflazione raggiungesse presto il picco, i mercati sarebbero in grado di sostenere livelli superiori ai minimi di giugno, ma sono fondamentali gli sviluppi dell’inflazione nei prossimi due/tre mesi.       

 

Implicazioni politiche e sociali

A parte gli aspetti finanziari, la redistribuzione della redditività dai consumatori ai produttori di energia fa emergere considerazioni politiche e sociali. La disparità del reddito è peggiorata con il forte incremento del costo della vita, con conseguenze politiche. Nel Regno Unito c’è stata un’ondata di scioperi perché i lavoratori chiedono un aumento dello stipendio. In Sri Lanka, le violente proteste popolari per il rialzo dei prezzi di alimentari ed energia hanno portato alla caduta del governo. I cittadini sono arrabbiati e i governi lo sanno, pertanto aumenta il rischio di errori politici, come la promessa di ampi tagli fiscali fatta dai due candidati alla leadership del partito dei Conservatori britannico (e prossimo Primo Ministro).  C’è il rischio di disordini civili in Europa quest’inverno, quando un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia svuoterà le tasche dei cittadini.

 

E il settore dell’energia?

La crisi sta amplificando le differenze ideologiche, in particolare nelle discussioni sul settore dell’energia. Anche i capitalisti più accaniti devono sentirsi un po’ a disagio di fronte ai profitti astronomici delle compagnie petrolifere, agli stipendi esagerati dei dirigenti e alla distribuzione agli azionisti di dividendi più generosi, quando molte famiglie rischiano la povertà. L’incremento degli utili nel settore gas e petrolio dipende quasi interamente dall’aumento del prezzo del petrolio globale, che genera guadagni inattesi che non avrebbero mai potuto derivare da un miglioramento dell’efficienza operativa. Naturalmente tali profitti generano un aumento del gettito fiscale per i governi, ma  le aliquote d’imposta potrebbero essere ancora più alte.  La politica discute se tassare di più le aziende per sovvenzionare il costo dell’energia al dettaglio o fornire più aiuti, o incrementare gli investimenti nell’energia rinnovabile. La regolamentazione del settore finanziario si è inasprita dopo la crisi finanziaria del 2008, mettendo un freno anche ai bonus. I rischi di un analogo contraccolpo politico per le società del settore energia sono evidenti. Proprio questa settimana, Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha chiesto a tutti i governi di tassare gli “osceni” profitti del settore energetico. Un gruppetto ristretto di azionisti e dirigenti delle società del settore dell’energia sta godendo dei vantaggi dell’aumento dei prezzi dell’energia, mentre la maggioranza deve abbassare il proprio standard di vita, oltre a non cogliere l’opportunità di abbandonare le fonti di energia che provocano i cambiamenti climatici.

La transizione energetica diventa sempre più urgente. Indubbiamente non va bene concentrare così tanto potere nelle mani di un numero relativamente ristretto di aziende e Paesi che controllano l’estrazione e la distribuzione di carburanti fossili. La Russia sarebbe in grado di finanziare le operazioni militari in Ucraina senza i ricavi che deriva dalla vendita di gas e petrolio? Diverse economie emergenti sarebbero sull’orlo dell’insolvenza se ci fossero fonti di energia più pulita e più conveniente disponibili? Stiamo fantasticando, ma un sistema dell’energia globale rinnovabile e decentralizzato sarebbe indubbiamente meglio per le imprese, le famiglie, l’ambiente, la sicurezza e il pianeta. L’Europa è stata colpita da un’altra terribile ondata di caldo quest’estate, e oggi nel Regno Unito si deve fare i conti con la siccità. Anche in assenza dei cambiamenti climatici, il passaggio a un sistema dell’energia che non presenti tali distorsioni politiche e sociali sarebbe opportuno.

 

Cibo e riscaldamento

Il problema non riguarda solo l’energia. Anche i prezzi degli alimentari stanno aumentando molto. La pandemia ha portato alla carenza di lavoratori agricoli e di risorse per il processo produttivo. Secondo i dati della Banca Mondiale, il prezzo del grano è aumentato costantemente negli ultimi cinque anni e ha accelerato a febbraio quando la Russia ha invaso l’Ucraina. L’indice dei prezzi degli alimentari globale delle Nazioni Unite è aumentato del 70% dal 2° trimestre del 2020. Le carenze e l’aumento dei prezzi al dettaglio degli alimentari sono ormai un fenomeno comune nelle economie sviluppate. Guidare un’auto con motore a combustione, fare la spesa settimanale al supermercato, accendere il riscaldamento o l’aria condizionata a casa: è tutto più costoso. Chi fa un lavoro poco remunerativo o non ottiene un aumento di stipendio in linea con l’inflazione è costretto ad abbassare il proprio standard di vita.

 

Gli aumenti dei tassi accentuano la crisi per alcuni 

Naturalmente, il rialzo dei tassi di interesse non aiuta. Gli aumenti consistenti dei tassi da parte della Federal Reserve e della Bank of England faranno salire gli interessi passivi che graveranno su famiglie e imprese. Il Regno Unito, tradizionalmente, è più sensibile agli aumenti dei tassi di interesse e la diffusione dei sistemi di pagamento dilazionati “buy now pay later” e in generale il ricorso al debito al consumo fanno presagire un aumento delle insolvenze. Saranno dunque i meno abbienti a risentire maggiormente dell’aumento dei tassi di interesse. L’unico risvolto positivo è che siamo più vicini alla fine del ciclo dei rialzi, almeno negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

 

Scarso sollievo

La crisi del costo della vita non si risolverà rapidamente. Aiuta un po’ il calo dei prezzi delle materie prime su scala globale, tuttavia persistono le preoccupazioni, per esempio per le forniture di grano e fertilizzanti. I salari nominali stanno aumentando ma resteranno indietro rispetto agli incrementi dei prezzi ancora per un po’. Sulla base dei dati sul reddito settimanale medio negli Stati Uniti e dell’indice CPI core, i salari reali sono scesi dell’1,5% circa rispetto al picco dello scorso settembre. Si tratta di una media, quindi per i lavoratori con un reddito più basso la flessione sarà ancora più marcata. La situazione peggiora se consideriamo l’inflazione complessiva, i salari reali sono scesi di ben il 5,5% rispetto a maggio 2020 quando l’economia globale stava uscendo dal lockdown. Lo stesso vale per molti altri Paesi, e una crescita positiva dei salari reali appare ancora lontana. La crisi del costo della vita continuerà dunque a essere un tema caldo. Se la disoccupazione dovesse salire, sarebbe necessario affrontare il problema politicamente, con ripercussioni sui politici che dovranno affrontare le elezioni nei prossimi due anni (nel 2024 ci saranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le elezioni nel Regno Unito).

 

Gli investimenti responsabili durante una crisi del costo della vita

Molti dei temi che contribuiscono alla crisi del costo della vita sono rilevanti per gli investitori. Mentre siamo sempre più impegnati a investire in imprese sostenibili, vanno prese in considerazioni tutte le tematiche ESG. Nell’ambito sociale dobbiamo considerare in che modo le aziende bilanciano la necessità di proteggere i margini e la crescita degli utili con le loro responsabilità sociali, e verificare se il loro business model è a rischio. Dobbiamo valutare le politiche di determinazione dei prezzi nei settori più sensibili, come la vendita al dettaglio di alimentari, i servizi di pubblica utilità e l’energia. La remunerazione di dirigenti e dipendenti deve tener conto delle pressioni che devono affrontare le famiglie. Il rischio di ripercussioni negative sulla governance, di riduzione del valore del marchio o di perdita della quota di mercato va valutato in considerazione dei segnali di “avidità” lanciati dalle aziende rispetto ad approcci a lungo termine più sostenibili. Si potrebbe ottenere un vantaggio economico se si uscisse dagli oligopoli attraverso gli interventi della politica ma anche degli investitori che si avvalgono della loro influenza sul costo del capitale nel lungo periodo.

 Le strategie a impatto sociale sono sempre più diffuse. Diversi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite possono rientrare nella progettazione di portafogli che investono nelle aziende che contribuiranno a ridurre la fame nel mondo, che forniranno energia pulita e conveniente, che renderanno i servizi sanitari più accessibili. Dobbiamo poi investire nella produzione di energia e di alimentari in modo più sostenibile, evitare la deforestazione e l’erosione del suolo e superare le fragilità delle catene di distribuzione che sono emerse negli ultimi anni.

 

Di nuovo a casa

Storpierò una citazione di Karl Marx per dire che il calcio è l’oppio dei popoli, e oggi ne abbiamo proprio bisogno. Dopo lo straordinario successo delle Leonesse lo scorso fine settimana, ritorna la Premier League. Devo ammettere che probabilmente il Manchester City e il Liverpool saranno tra le squadre favorite. Per il Manchester United, la speranza è l’ultima a morire, tenuto anche conto del nuovo allenatore e dei nuovi giocatori (e dopo aver tagliato qualche ramo secco). Lo sport non ci aiuterà a pagare le bollette ma può intrattenerci e rallegrarci, e inorgoglire i più fortunati. Rilassiamoci quindi e diamo inizio ai giochi!

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