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Fed e BCE aumentano i tassi; il FMI rivede al rialzo le previsioni di crescita globale

  • 31 Luglio 2023 (3 min di lettura)

Fatti salienti

Il voto unanime dei membri della Federal Reserve (Fed) ha decretato l'aumento dei tassi di interesse di 25 punti base (pb), in linea con le aspettative che oscillavano tra 5,25% e 5,5%, ovvero il livello più alto dal 2001. Il presidente della Fed Jerome Powell non ha fornito indicazioni chiare su eventuali rialzi futuri, affermando come un altro aumento a settembre sia "certamente possibile", ma anche che la Fed potrebbe "rimanere ferma". Ha inoltre sottolineato come la Fed si aspetti un "importante rallentamento della crescita che si manifesterà più avanti dell'anno in corso", ma non preveda più una recessione entro fine anno. La crescita del PIL statunitense nel secondo trimestre (Q2) ha superato le aspettative, attestandosi al 2,4% su base annua rispetto al 2,0% registrato nel primo trimestre e riflettendo in parte la solida spesa destinata agli investimenti, nonostante il netto calo del consumo privato.

 

Notizie dal mondo

La Banca centrale europea (BCE) ha aumentato il proprio tasso di riferimento di 25 pb portandolo così al 3,75%, ovvero ai massimi da 23 anni. I vertici dell'istituto hanno dichiarato che i tassi rimarranno a "livelli sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario" allo scopo di riportare l'inflazione entro il target del 2%, ma hanno anche sottolineato come il loro approccio "dipenda dai dati", mantenendo così incertezza circa la prossima mossa da intraprendere a settembre. Nel frattempo, la Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi invariati a -0,1%, modificando però la propria politica di controllo della curva dei rendimenti in modo tale da consentire "maggiore flessibilità" nell'intervallo target delle obbligazioni decennali. La mossa ha sorpreso i mercati ed è stata giudicata da alcuni analisti come il primo passo verso la conclusione della politica monetaria ultra-accomodante della banca.

 

Il numero sotto i riflettori: 3%

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le previsioni per la crescita nel 2023, portandola al 3% rispetto alla proiezione del 2,8% di aprile, e ha mantenuto invariato l'outlook per il 2024 al 3%. Sebbene si tratti comunque di un rallentamento rispetto alla crescita del 3,5% registrata nel 2022, questo miglioramento delle previsioni riflette la maggiore resilienza economica globale, in un contesto caratterizzato da prezzi dell'energia in calo dai rispettivi picchi massimi e mercati del lavoro solidi. Secondo il FMI, alcune sfide, ovvero l'inflazione persistente e la politica monetaria restrittiva, continuano a pesare sull'attività economica – con l'inflazione core che calerà in maniera più graduale rispetto a quanto precedentemente previsto.

 

La parola della settimana: Bolla di calore

Un fenomeno che si verifica quando l'aria calda viene intrappolata all'interno di una corrente a getto e l'alta pressione forma una cappa che spinge il calore di nuovo verso il basso. In questo modo, il terreno perde umidità e aumenta il rischio di incendi. Si ritiene che le bolle di calore siano tra le cause scatenanti delle ondate di calore e delle inondazioni che hanno colpito di recente gli Stati Uniti e l'Europa. Uno studio ha inoltre rilevato come queste temperature elevate potrebbero non essere più un fenomeno raro e che gli eventi meteorologici estremi registrati in diverse regioni nel mese di luglio sarebbero stati "virtualmente impossibili" senza il cambiamento climatico indotto dall'uomo.

 

Prossimamente

Lunedì è attesa la pubblicazione delle stime flash relative alla crescita del PIL dell'eurozona nel secondo trimestre, oltre che del tasso d'inflazione di luglio della regione. Nel primo trimestre, la crescita dell'area è rimasta ferma e, a giugno, l'inflazione annuale è scesa al 5,5%, raggiungendo così il livello più basso da gennaio 2022. Martedì, la Reserve Bank of Australia si riunirà per prendere decisioni in materia di tassi di interesse, mentre la BoJ pubblicherà mercoledì i verbali della sua ultima riunione. Giovedì, verranno pubblicati diversi indici PMI, comprendenti dati provenienti dal Giappone, dall'eurozona, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Lo stesso giorno, la Banca d’Inghilterra terrà la propria riunione di politica monetaria. Venerdì, verranno comunicati i dati aggiornati sul mercato del lavoro statunitense.

 

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