Litio, nickel, cobalto: ecco le nuove materie prime strategiche (senza indici)

  • 12 Luglio 2023 (5 min di lettura)

Indispensabili per le batterie e i motori elettrici, le nuove commodities dominano la sfida Cina-Usa. Ma i tradizionali indici generali delle materie prime non sembrano averne colto l’importanza.

Ormai sono tutti d’accordo, dall’Agenzia internazionale per l’energia all’Onu: le materie prime strategiche per il futuro si chiamano litio, nickel, cobalto, manganese e grafite. Tutte indispensabili per le batterie e gli accumulatori di cui avremo bisogno come l’aria nel nostro domani ecosostenibile. Così come le terre rare, fondamentali per costruire i magneti che equipaggeranno turbine eoliche e motori elettrici. Pechino, in particolare, ha capito prima di altri l’importanza di queste commodities: oggi l’80% delle batterie al litio mondiali sono prodotte in Cina, dove vengono raffinati i due terzi del metallo più leggero.

 

Indici troppo “vintage”

Chi invece non sembra aver colto l’importanza delle nuove commodities sono i classici indici generali sulle materie prime, come il Bloomberg Commodity Index, il Refinitiv Core Commodity CRB Index o lo S&P Goldman Sachs Commodity Index. «E’ come se questi indici guardassero ancora indietro agli anni Settanta, quando la sola materia prima davvero cruciale era il petrolio - spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM Italia - . Di fatto si tratta di panieri che fotografano il passato e non un presente nel quale sono litio, nickel e cobalto le commodities strategiche». In futuro le materie prime davvero fondamentali potrebbero anzi essere rappresentate da semilavorati come i microchip, ragiona l’economista, oppure da certificati CO2, o ancora da diritti commerciali che permettano di fare business tra i vari Paesi. E magari persino da aria e acqua.

«Va comunque ricordato che indici come quelli di Goldman Sachs o Bloomberg non vengono utilizzati come veri e propri benchmark di strumenti finanziari, ma solo a livello di rappresentazione dell’universo delle materie prime - sottolinea Tentori - . Possono però essere usati per stimare l’inflazione, e non è escluso che la loro scarsa attenzione a nuove commodities strategiche possa portare a errori sulle stime relative ai prezzi».

Forse verranno aggiornati, in futuro, ma al momento nessuno fa troppo caso al loro essere un po’ “vintage”, con polpa d’arancio e maiali anziché litio e nickel. Cercare di rappresentare il futuro, del resto, pone tutta una serie di problemi. «Creare un indice generale dei microchip, per esempio, non è per niente facile: quali standard dovrei scegliere per restare oggettivo? Quali pesi e misure?», si chiede l’economista di AXA IM.

 

Pochi futures sulle nuove commodities

I mercati finanziari guardano più ai futures sulle singole commodities che a questi grandi “panieri-minestrone”, ma anche qui le sorprese non mancano. Il cobalto ha una sua piccola Borsa dove gli scambi sono ridicolmente bassi, mentre il palladio arriva ad appena mille lotti al giorno al New York Stock Exchange. Si tratta di mercati poco liquidi, insomma.

 

Zucchero amaro

Ma vediamo come stanno andando le commodities in questa prima metà del 2023. Da inizio anno è stato lo zucchero a stupire tutti, con un +15% dei prezzi che sembra legato a problemi di siccità nei Paesi produttori, in particolare in Sudamerica e in India. Idem per il caffè, che da inizio anno è più caro del 18%. Molte altre materie prime sono in deciso calo, dal gas naturale scambiato in Gran Bretagna (-56%), al petrolio Brent (-15%), dal rame (grande indicatore del ciclo economico, invariato da inizio anno) al grano (-12%). «Gli indici dei prezzi al consumo food restano invece positivi, perché i prezzi retail non seguono fedelmente l’andamento delle materie prime: il supermercato deve infatti pagare il dipendente, al quale vanno aumentati i salari per l’inflazione - sottolinea Tentori - . Nel prezzo al dettaglio insomma c’è anche il costo dell’energia e quello del lavoro».

 

L’oro sfida il re dollaro

Un caso a parte è quello dell’oro, sempre a livelli abbastanza elevati. «Al di là del suo ruolo storico di bene rifugio in periodi turbolenti, il prezzo del metallo giallo è trainato verso l’alto dagli acquisti delle banche centrali - spiega l’economista di AXA IM - che tendono ad accumulare riserve in oro per cercare di sganciarsi dall’egemonia del dollaro. Probabilmente quello che è accaduto alla Russia ha fatto suonare un campanello d’allarme nelle banche centrali dei Paesi “non allineati”: se nei tuoi forzieri hai metalli preziosi nessuno te li tocca, se invece hai titoli di Stato americani Washington ti può bloccare il pagamento delle cedole». Ecco quindi che dietro alla corsa dell’oro c’è il tentativo di acquistare autonomia geopolitica dagli Stati Uniti. E magari, piano piano, di provare a de-dollarizzare la finanza mondiale.

 

Investire nelle nuove commodities?

Ai risparmiatori va però chiarito che investire sulle nuove materie prime strategiche non è facile. «In assenza di asset specifici mirati su una singola commodities, a parte i futures che però sono strumenti complessi, si possono acquistare titoli di aziende che estraggono o lavorano una determinata materia prima - spiega Tentori - tenendo in considerazione soprattutto quelle legate alla transizione verde».

 

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Fonte: Bloomberg, gennaio 2023

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