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A scuola nel Metaverso: ecco come studieranno i nostri figli

  • 23 Novembre 2022 (3 min di lettura)

La realtà virtuale promette di rivoluzionare la didattica tradizionale anche in Italia, dove sono iniziate le prime sperimentazioni. Ma per essere efficaci le lezioni nel Metaverso devono produrre risultati concreti, sia cognitivi che relazionali.

Non ci sono solo il gaming, il fintech e i NFT, ovvero i Non Fungible Tokens. Nel Metaverso, il mondo dove dovrebbero “convergere” le nostre vite fisiche e digitali (immaginato dallo scrittore Neal Stephenson e del suo romanzo cyberpunk “Snow Crash” del 1992 ma sdoganato definitivamente da Mark Zuckerberg), avrà un ruolo di primo piano anche l’istruzione. I ragazzi del futuro potranno immergersi in mondi virtuali assieme ai loro insegnanti per imparare storia, scienze, matematica e lingue, ma anche per studiare in classi Virtual Reality (VR) assieme a compagni distanti migliaia di chilometri.

 

I numeri dell’Edtech nel mondo

Ma andiamo con ordine e iniziamo a vedere quanto pesa in Italia e nel mondo l’Edtech, l’istruzione digitale. Qualche dato. Secondo uno studio di Future Growth Insights, entro il 2031 a livello globale il settore dovrebbe superare un giro d’affari di 288 miliardi di dollari, con una crescita media annua del 14,5% rispetto al 2021. Dal 2017 al 2021 si è registrato un costante aumento nel numero di startup, con un picco nel 2020 del coronavirus: oggi sono 673, soprattutto in Nord America, forti di 2,7 miliardi di dollari di finanziamenti.

 

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Fonte: Precedence Research, 2022.

 

Il settore in Italia

In Italia il fatturato dell’Education Technology vale circa 19,5 miliardi di euro, stando ai dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, che comprendono sia i provider tecnologici che i fornitori di servizi e contenuti. Anche se nel nostro Paese sono ancora pochi gli istituti che usano strumenti didattici digitali, nei prossimi due anni gli investimenti tecnologici costituiranno un obiettivo strategico per l’86% delle scuole, soprattutto per laboratori di coding e robotica (nel 57% dei casi), videoproiettori e realtà virtuale o aumentata. Il punto debole resta la formazione dei docenti e del personale amministrativo.

A livello universitario, la trasformazione digitale dell’esperienza educativa è un obiettivo strategico per il 77% degli atenei italiani anche se, al momento, nel settore viene investito in media solo il 5% del budget. Nei prossimi 3-5 anni, le università puntano soprattutto su intelligenza artificiale, blockchain, learning app e gaming.

Molto importante il contributo delle imprese, che investono in digital learning circa il 47% del budget allocato per la formazione: il maggior beneficio è la flessibilità di fruizione (indicato dall’83% delle aziende), ovvero la possibilità per il lavoratore di aggiornarsi con tempi e luoghi gestiti in autonomia. E a costi contenuti per le imprese.

 

Case study: la St. Louis di Milano

Tra le punte di eccellenza italiane nella sperimentazione dell’Edtech nel Metaverso c’è la St. Louis School di Milano, scuola privata internazionale che fa parte del gruppo Inspired Education Group. Il progetto pilota varato dall’istituto prevede l’utilizzo di visori AR-VR (realtà aumentata e realtà virtuale), guanti con sensori e avatar. Ma anche ambienti virtuali che riproducono fedelmente aule, laboratori e musei dove interagire con professori e compagni di scuola fisicamente a migliaia di chilometri di distanza.

La tecnologia coinvolgerà gli studenti in forme nuove di didattica, con la possibilità di accedere a classi virtuali dal vivo assieme ad altri giovani di tutto il mondo. Ragazze e ragazzi di diversi continenti potranno ritrovarsi nella stessa aula di matematica del Metaverso, collaborando per esempio per risolvere equazioni difficili. Si potrà ammirare un dinosauro virtuale, combinare elementi chimici, esplorare il corpo umano o visitare luoghi storici, proiettandosi nel passato. Il tutto assieme a “compagni di Metaverso” che potrebbero trovarsi a migliaia di chilometri di distanza.

 

La didattica nel Metaverso

Attenzione però: immergersi nella didattica del Metaverso non significa semplicemente giocare ai videogames. Un importante studio del Center for Universal Education del Brookings Institution chiarisce che per definirsi “educativa” l’esperienza ludica non dev’essere fine a se stessa, ma produrre nell’allievo un cambiamento cognitivo o relazionale il più possibile misurabile. Un traguardo che si può raggiungere solo ponendosi obiettivi di apprendimento ben precisi e definiti. In altre parole, nel Metaverso gli spazi virtuali vanno progettati in modo da costruire esperienze davvero educative e non solo divertenti.

Secondo lo studio di Brookings, le competenze fondamentali per lo studente del futuro sono sei: la capacità di collaborare, che spazia dalla costruzione di community alla comprensione di culture diverse; la capacità di comunicare; le abilità cognitive come memoria e attenzione; il pensiero critico; la creatività e la capacità di innovare, molto importanti nel mondo del lavoro. E infine la fiducia nelle proprie capacità, che a sua volta genera altre skill come perseveranza e flessibilità, che sono fondamentali quando si deve affrontare un fallimento. Vedremo se il Metaverso, ovviamente affiancato dagli insegnanti in carne e ossa, sarà un buon maestro in tutte queste dimensioni dell’apprendimento.

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