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Diventare “startupper” da pensionati: perché sempre più imprenditori sono senior

  • 14 Ottobre 2020 (7 min di lettura)

Uno studio di Merrill Lynch rivela che ben il 49% dei pensionati riprende o vuole riprendere a lavorare, soprattutto come imprenditore. I motivi? Restare attivi trovando nuove sfide. Ecco come gli “startupper d’argento” stanno conquistando spazi sempre più importanti

 

Chi l’ha detto che per avviare una startup di successo bisogna essere giovani? Diventare imprenditori da pensionati significa restare attivi, affrontare nuove e appassionanti sfide, ma soprattutto sperimentare - magari per la prima volta nella vita - un tipo di occupazione più divertente, flessibile e meno stressante di quello conosciuto in veste di dipendenti. Forse il tipo di lavoro che si è sempre sognato.

Negli Stati Uniti, il Kauffman Index of Startup Activity indica che la maggior parte degli imprenditori hanno tra i 55 e i 64 anni. Mentre uno studio di Merrill Lynch, “Work in Retirement: Myths and Motivations”, ha rivelato che ben il 49% dei pensionati lavora o vuole riprendere a lavorare. Di più: tra il 2007 e il 2014, il numero di lavoratori ultracinquantacinquenni è aumentato di 6,8 milioni, mentre quello degli under 55 è sceso di 7,2 milioni.

Ma perché lavorare da pensionati? La ricerca di Merrill Lynch indica che l’80% dei senior «vuole» avere un’occupazione (solo il 20% «deve») per «restare giovani» (83%), perché «avere delle sfide fa bene alla salute» (77%), per «rimanere mentalmente attivi» (62%). Solo il 31% continua a lavorare per i soldi. Diventare pensionati per l’80% dei senior significa passare a un tipo diverso di occupazione (58%), in particolare di tipo imprenditoriale: per divertirsi, per avere maggior flessibilità e meno stress. In poche parole i senior diventano startupper «per lavorare a modo mio» (82%) e non perché come dipendenti non riuscirebbero a trovare un posto (14%).

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Fonte: sondaggio Merrill Lynch

Ma è possibile mettere in piedi un’azienda di successo in pieni “anta”? Una recente ricerca pubblicata sulla Harvard Business Review ha rivelato che le startup dalla crescita più rapida sono frutto del lavoro di imprenditori con più di quarant’anni. La scoperta arriva da quattro ricercatori che hanno analizzato l’enorme mole di dati custodita nell’U.S. Census Bureau, l’ufficio statistico federale, cercando di isolare le startup che hanno prodotto brevetti, che hanno dato lavoro a scienziati e programmatori, che hanno ricevuto finanziamenti di venture capital. Il risultato: l’età media di chi fonda una startup che diventerà di successo è di 42 anni, con oscillazioni tra le aziende software (dove si scende a 40 anni) e quelle nei settori biotech o energia (dove si sale a 47 anni). Ma perché stupirsi, sorridono gli autori dello studio? Pensiamo ai grandi padri dell’hi-tech mondiale come Bill Gates, Jeff Bezos, Sergey Brin e Larry Page: le loro startup (rispettivamente Microsoft, Amazon e Google) hanno raggiunto il successo quando i fondatori erano in pieni “anta”. Mentre Steve Jobs ha lanciato il suo primo iPhone a 52 anni.

Il fenomeno non è confinato agli Stati Uniti. Tutti i Paesi sviluppati sanno bene che i senior sono una risorsa molto preziosa, non solo per la loro esperienza ma anche perché rappresentano la fascia di età in più rapida crescita. E’ con questo spirito che in una delle nazioni più anziane del mondo, il Giappone, il Governo vuole sfruttare esperienza e competenze delle “pantere d’argento” attraverso incubatori d’impresa e finanziamenti mirati. Mentre in Europa da tempo la Commissione Ue punta sull’imprenditorialità senior per raggiungere i suoi obiettivi di crescita.

Bruxelles, molto attenta alle ricadute economiche e sociali dell’invecchiamento della popolazione, ha dedicato assieme all’Ocse un interessante studio al fenomeno (“Policy Brief on Senior Entrepreneurship”). La premessa è che tra il 1987 e il 2010 nel Vecchio continente la popolazione lavorativa tra i 55 e i 69 anni è aumentata del 26,5%, in un trend che continuerà per decenni. «Mantenere i senior al lavoro facilita il trasferimento di capitale umano tra le generazioni - spiega lo studio - ma allo stesso tempo incrementa il gettito fiscale e mantiene sotto controllo una crescente spesa sanitaria». Proprio come accade oltreoceano, anche in Europa la fame di startup dei senior è spinta non tanto dalla necessità, quanto dal desiderio di restare attivi e di sperimentare la flessibilità di un’occupazione autonoma rispetto a quella - considerata più rigida - del lavoro dipendente.

Lo studio della Ue si sofferma sui tanti assi che gli “startupper d’argento” hanno nella manica rispetto ai colleghi giovani: possiedono network professionali molto più estesi, una maggior esperienza tecnico-manageriale, grande esperienza di lavoro e, non da ultimo, una miglior situazione finanziaria. Tutti vantaggi che però scompaiono se i pensionati finiscono col restare ai margini del mercato del lavoro. Per questo il documento della Commissione Ue e dell’Ocse conclude che in Europa è indispensabile far prosperare «le ambizioni imprenditoriali della popolazione più anziana». Perché i senior non sono un peso, ma un’enorme risorsa sia per l’economia che per la società.

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