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L’inflazione statunitense frena e le esportazioni cinesi diminuiscono

  • 17 Luglio 2023 (3 min di lettura)

Fatti salienti

A giugno i prezzi al consumo statunitensi sono saliti del 3,0% rispetto a un anno fa, l’aumento più moderato da marzo 2021 e in flessione dal 4,0% di maggio. L’inflazione core, che esclude i prezzi di generi alimentari ed energia, ha esibito un rallentamento più contenuto, ma è comunque scesa al 4,8% dal 5,3% del mese precedente. Questa tendenza, corroborata dai dati sui prezzi alla produzione pubblicati il giorno successivo, ha trainato i mercati azionari statunitensi, facendo sperare che il previsto rialzo dei tassi d’interesse a luglio sia l’ultimo dell’anno. Spostandoci nell’eurozona, secondo un’importante indagine rivolta agli investitori il sentiment è diminuito ai minimi visti da ultimo durante la crisi energetica del 2022. Inoltre, il ministro delle finanze portoghese Fernando Medina ha avvertito che nuovi incrementi dei tassi da parte della Banca centrale europea potrebbero creare una “situazione difficile” per la crescita.

 

Notizie dal mondo

I dati cinesi hanno sollevato preoccupazioni sulla seconda economia mondiale. A giugno l’inflazione al consumo è inaspettatamente calata allo 0% su base annua dallo 0,2% di maggio. Si tratta della cifra più bassa dal febbraio 2021, che riflette i minori prezzi di beni non alimentari e trasporti e fa temere una spesa più debole se le persone dovessero anticipare un declino dei prezzi. Nel frattempo, le esportazioni dalla Cina si sono contratte a giugno, al ritmo più rapido dallo scoppio della pandemia di COVID-19. Le spedizioni in uscita sono scese del 12,4% su base annua e le importazioni hanno fatto segnare -6,8%, evidenziando in entrambi i casi riduzioni superiori alle attese dopo quelle rispettivamente del 7,5% e 4,5% di maggio. Questa dinamica lascia intravedere ulteriori stimoli da parte delle autorità cinesi.

 

Il numero sotto i riflettori: 23%

Stando a Haitham Al Ghais, Segretario generale dell’organizzazione petrolifera OPEC, la domanda mondiale di energia dovrebbe crescere del 23% tra oggi e il 2045. Ha precisato che si dovrebbero ancora destinare finanziamenti alle infrastrutture petrolifere e del gas, oltre ai progetti per la cattura del carbonio e l’idrogeno. Su un altro fronte, l’Agenzia internazionale per l’energia ha rilevato che circa il 30% dell’elettricità fornita a livello globale proviene ora da fonti rinnovabili, dopo l’aggiunta di 340 gigawatt di capacità nel 2022. Nel suo rapporto Tracking Clean Energy Progress, l’agenzia ha indicato che la produzione di energia elettrica da pannelli solari era sui giusti binari per rispettare gli impegni di neutralità carbonica, sebbene molte altre componenti della transizione fossero in ritardo.

 

La parola della settimana: Consiglio economico e sociale (ECOSOC)

Un importante organo delle Nazioni Unite (ONU) che ne supervisiona le attività economiche, sociali e ambientali al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. In occasione dell’annuale Forum politico di alto livello, i relatori dell’ECOSOC hanno sottolineato l’urgente necessità di tornare a compiere progressi sul fronte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG). A metà strada verso la scadenza del 2030, solo il 12% degli obiettivi è infatti prossimo a essere raggiunto. In un rapporto separato, l’ONU ha rivelato che lo scorso anno il debito pubblico globale ha toccato la cifra record di $ 92 mila miliardi; di conseguenza, i governi sono tenuti a dare la priorità al pagamento degli interessi anziché agli “investimenti essenziali” nell’ambito degli SDG. Il Forum proseguirà questa settimana.

 

Prossimamente

Lunedì la Cina renderà nota la crescita del PIL per il secondo trimestre (T2); nel T1 la seconda economia al mondo ha registrato un’espansione del 4,5% su base annua, in ascesa dal 2,9% degli ultimi tre mesi del 2022. Martedì il Canada comunicherà i più recenti dati sull’inflazione, mentre la Reserve Bank of Australia pubblicherà il verbale della sua riunione di politica monetaria; a luglio l’istituto ha mantenuto il tasso di liquidità al 4,1%, dopo averlo innalzato di 25 punti base a giugno. Mercoledì il Regno Unito annuncerà l’inflazione di giugno e l’eurozona svelerà la stima definitiva sugli aumenti dei prezzi nel mese. L’Australia seguirà giovedì con un aggiornamento sulla disoccupazione, mentre venerdì giungeranno le statistiche sull’inflazione giapponese.

Ulteriori approfondimenti e considerazioni sono disponibili sul sito di AXA IM Investment Institute

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