La Banca Mondiale ha tagliato le previsioni di crescita globale; negli Stati Uniti l’inflazione è salita meno del previsto
Fatti salienti
La Banca Mondiale ha tagliato le previsioni di crescita globale, avvertendo che l’aumento delle barriere commerciali e la maggiore incertezza rappresentano un “ostacolo significativo”. Attualmente l’istituto prevede che il PIL globale cresca del 2,3% nel 2025 e del 2,4% nel 2026, con un calo rispettivamente di 0,4 e 0,3 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio. Escludendo le recessioni globali vere e proprie, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 2008, mentre questo decennio dovrebbe registrare il ritmo di espansione più lento dagli anni ‘60. La Banca Mondiale ha invocato uno sforzo politico multilaterale per allentare le tensioni commerciali e stimolare la crescita. AXA IM prevede una crescita globale del 2,6% per il 2025 e del 2,4% per il 2026.
Notizie dal mondo
L’inflazione annuale statunitense è salita al 2,4% a maggio, in rialzo rispetto al 2,3% di aprile (il minimo degli ultimi quattro anni), trainata dall’aumento dei prezzi degli immobili residenziali e dei generi alimentari. L’incremento è stato inferiore al 2,5% atteso dal mercato e indica come l’impatto dei dazi commerciali statunitensi sia stato finora relativamente modesto. L’inflazione di fondo, che esclude generi alimentari ed energia, è rimasta invariata al 2,8%, ma l’aumento mensile dello 0,1% è risultato inferiore di 20 punti base rispetto alle attese. Altrove, i prezzi al consumo in Cina sono diminuiti dello 0,1% a maggio, rimanendo sostanzialmente invariati rispetto ad aprile e segnando il quarto mese consecutivo di deflazione, ma si sono attestati al di sopra delle aspettative di mercato (-0,2%). L’inflazione di fondo, che esclude generi alimentari ed energia, è salita allo 0,6% dallo 0,5% precedente.
Il numero sotto i riflettori: -0,2%
Nel primo trimestre l’economia giapponese si è contratta meno di quanto inizialmente stimato. Il PIL è sceso a un ritmo del -0,2% su base annua, anziché del -0,7%, dopo la revisione al rialzo dei dati sui consumi e la revisione al ribasso della spesa in conto capitale. Nel quarto trimestre del 2024, l’espansione era stata del 2,2%. I mercati prevedono che la Bank of Japan (BoJ) rinvierà ulteriori aumenti dei tassi di interesse vista la debolezza del contesto economico e l’incertezza circa l’impatto dell’aumento dei dazi statunitensi. Altrove, ad aprile il PIL del Regno Unito si è contratto di un -0,3% su base mensile, in calo rispetto alla crescita dello 0,2% registrata a marzo. Ciò nonostante, l’indice britannico delle blue-chip FTSE 100 ha raggiunto un nuovo massimo.
La parola della settimana
Acidificazione degli oceani: quando l’oceano assorbe l’anidride carbonica, questa reagisce con le molecole d’acqua e provoca un abbassamento del pH dell’acqua marina. Un pH più basso danneggia le barriere coralline e altri habitat oceanici e può nuocere alla vita marina. Un nuovo studio scientifico ha avvertito che l’acidificazione degli oceani ha già raggiunto livelli critici: questo significa che sette dei nove cosiddetti limiti planetari, ossia i confini di salvaguardia entro i quali l’umanità e il pianeta possono prosperare, sono ormai stati superati. Il rapporto è stato pubblicato in concomitanza con la Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani del 2025, che ha lanciato un nuovo appello per accelerare le misure volte a conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani.
Prossimamente
Questa settimana l’attenzione sarà puntata sulle banche centrali. La Bank of Japan si riunirà martedì per decidere sui tassi di interesse: a maggio aveva mantenuto il tasso di riferimento invariato allo 0,5%, il massimo dal 2008. La Federal Reserve statunitense terrà la sua riunione di politica monetaria mercoledì (nell’ultimo appuntamento i funzionari dell’istituto avevano lasciato invariati i costi di finanziamento al 4,25%-4,50%), mentre giovedì toccherà alla Bank of England riunirsi per fissare i tassi. Quanto ai dati economici, mercoledì saranno pubblicati i dati sull’inflazione del Regno Unito e dell’eurozona, mentre venerdì saranno resi noti quelli sull’inflazione del Giappone.
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