I nuovi dazi statunitensi fanno crollare le azioni; l’inflazione rallenta nell’eurozona
Fatti salienti
La scorsa settimana le azioni sono crollate quando i mercati hanno interiorizzato le implicazioni dei nuovi dazi statunitensi annunciati. Il 2 aprile, definito dal presidente Donald Trump come il “Giorno della liberazione”, gli Stati Uniti hanno annunciato l’introduzione di dazi di base del 10% sulle merci provenienti da tutti i Paesi e dazi reciproci ancor più elevati per i Paesi che, secondo il presidente, applicano forti barriere alle importazioni statunitensi. L’aliquota effettiva dei dazi statunitensi è salita oltre il 20%, il massimo dal 1909. Attualmente i mercati scontano un maggior rischio di potenziale recessione negli Stati Uniti. Nel corso della settimana, fino alla chiusura di giovedì, l’indice MSCI World ha perso il 4% e lo S&P 500 il 5%. Le azioni sono crollate anche in Asia, dove il Nikkei giapponese ha ceduto il 4%. L’MSCI Europe, invece, ha registrato un calo di appena l’1%.
Notizie dal mondo
Secondo una stima flash ufficiale, l’inflazione annua dell’eurozona è scesa al 2,2% a marzo, al minimo dallo scorso novembre e in calo rispetto al 2,3% di febbraio. L’inflazione core, da cui sono esclusi generi alimentari, energia, alcol e tabacco, ha rallentato dal 2,6% al 2,4%. Il calo ha rafforzato le previsioni di un ulteriore taglio dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea nel mese. Nel mentre, secondo l’indice dei direttori agli acquisti dell’eurozona HCOB, l’attività economica del blocco è leggermente aumentata a marzo. L’ultimo dato composito dell’indice, che include sia la componente manifatturiera che i servizi, si è attestato a 50,9, il massimo da agosto dello scorso anno e in aumento rispetto al 50,2 di febbraio: sopra 50 il dato indica espansione.
Il numero sotto i riflettori: 1.300 miliardi di euro
Secondo un nuovo rapporto di McKinsey & Company, una maggiore mobilità sociale potrebbe rafforzare il PIL combinato dei Paesi dell’Unione europea del 9%, ossia di circa 1.300 miliardi di euro. La ricerca ha mostrato che la mobilità sociale può accelerare la produttività attraverso una maggiore partecipazione della forza lavoro, un miglior allineamento delle competenze, una maggior spesa al consumo e minori costi sanitari. Tuttavia, la ricerca ha anche evidenziato che oltre un terzo degli europei si scontra con barriere all’occupazione e alla carriera legate al background socioeconomico. Secondo il rapporto, la domanda di lavoratori altamente qualificati dovrebbe aumentare di 10 milioni di unità entro il 2030. Migliorare la mobilità sociale potrebbe aiutare a colmare il divario di competenze in Europa.
La parola della settimana:
Teleriscaldamento: un sistema in cui il calore viene generato in una centrale e poi trasportato ai singoli edifici e abitazioni attraverso condotte isolate, nonché uno strumento potenzialmente cruciale per la transizione verso l’energia pulita. Il teleriscaldamento può ridurre i consumi di energia grazie a un maggior efficientamento, nonché può contribuire a ridurre le emissioni di carbonio sfruttando il calore proveniente da fonti quali l’elettricità utilizzata per raffreddare i data center. In Svezia, il teleriscaldamento e le pompe di calore soddisfano già oltre il 75% della domanda di energia. Nel Regno Unito, il teleriscaldamento ha rappresentato circa il 2-3% del riscaldamento nel 2023, ma si stima che dovrà arrivare a quasi il 20% entro il 2050, se il paese vuole raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette.
Prossimamente
Lunedì l’eurozona comunicherà ai mercati gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio. Mercoledì la banca centrale dell’India si riunirà per decidere in merito ai tassi d’interesse, mentre la Federal Reserve pubblicherà i verbali della sua ultima riunione di politica monetaria in cui era stato deciso di mantenere i tassi stabili nell’intervallo 4,25% - 4,50%. Giovedì Stati Uniti e Cina comunicheranno i rispettivi aggiornamenti sull’inflazione, mentre venerdì il Regno Unito pubblicherà i dati del PIL mensile.
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