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Il mercato raccoglie la sfida della SFDR

  • 01 Giugno 2021 (5 min di lettura)

Il regolamento europeo sull'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR), appena entrato in vigore, è uno spartiacque per la finanza sostenibile. I primi dati dicono che il mercato ha risposto prontamente alla sfida normativa. Che è subito diventata un nuovo terreno su cui competere.

Il Piano d'azione sulla finanza sostenibile lanciato dalla Commissione europea nella primavera del 2018 ha fra i suoi principali obiettivi il contrasto al greenwashing: è la pratica con cui alcuni attori finanziari, ma anche alcune imprese, cercano di costruirsi attraverso la comunicazione un'immagine di soggetti attenti alla sostenibilità e in particolare all'ambiente, tacendo o deviando l'attenzione da quei comportamenti invece non corrispondenti a quanto dichiarato. Obbligare gli operatori finanziari a far corrispondere le parole ai fatti è, in sintesi, quanto richiesto da una norma prevista dal Piano d'azione Ue che è appena entrata in vigore.

Uno spartiacque per la finanza sostenibile

Il 10 marzo è entrato in vigore il regolamento UE 2019/2088 sull'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, più noto con l'acronimo SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation). A garanzia dei risparmiatori e in generale di una corretta concorrenza sul mercato, la SFDR obbliga gli operatori (fra cui rientrano ad esempio le società di gestione del risparmio, gli enti pensionistici, le imprese di assicurazione che offrono prodotti d'investimento) e i consulenti finanziari, a dare comunicazione trasparente sul modo con cui integrano principi e criteri di sostenibilità nel loro operato.

La SFDR rappresenta uno spartiacque, in quanto fino alla sua entrata in vigore non vi erano specifici obblighi normativi da assolvere in capo a chi commercializzava prodotti finanziari denominandoli come sostenibili. In particolare l'attenzione del mercato si è focalizzata sui prodotti d'investimento che ricadono nelle fattispecie previste dall'Articolo 8 della SFDR (prodotti che promuovono, tra le altre, caratteristiche ambientali o sociali) e dal più stringente Articolo 9 (prodotti che hanno come obiettivo investimenti sostenibili).

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Fonte: Regolamento UE 2019/2088 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari 

Pronti, via! E scatta la competizione

L'avvento della SFDR è stato accompagnato da alcune criticità che saranno prevedibilmente risolte con l’andar del tempo. Inoltre, si dovrà attendere il 2022 per l’entrata a regime di tutte le previsioni della SFDR, ad esempio quelle dette di secondo livello (L2) che riguardano l’utilizzo di specifici standard tecnici (RTS-Regulatory Technical Standard). Ciononostante, il modo in cui gli operatori finanziari hanno risposto agli obblighi normativi ha attirato subito grande interesse e ha iniziato a costituire un nuovo terreno su cui competere.

Secondo una ricerca effettuata da Morningstar, alla fine di marzo, quindi a soli venti giorni dall'entrata in vigore della normativa, erano 950 gli strumenti finanziari venduti in Italia, tra fondi ed ETF (Exchange traded fund), che ricadevano sotto l'Articolo 8 (803 strumenti) o sotto il più stringente Articolo 9 (147 strumenti). In Europa, la stima è che circa il 21% degli strumenti finanziari monitorati ricada sotto gli Articoli 8 e 9 della SFDR, per un valore pari a circa il 25% degli asset complessivamente in gestione.

La risposta di AXA IM

AXA IM si è fatta trovare pronta all'appuntamento con la SFDR. A marzo 2021, il 90% delle strategie e dei fondi azionari, obbligazionari e multi-asset di AXA IM è risultato conforme agli Articoli 8 e 9 della SFDR.

«In AXA Investment Managers abbiamo accolto positivamente il regolamento SFDR, un'occasione utile per fornire  maggiore trasparenza e per applicare su più larga scala un approccio sostenibile», commenta Lorenzo Randazzo, Senior Institutional Sales Manager di AXA Investment Managers.

«La classificazione L1 si è conclusa con un risultato molto soddisfacente: oltre l'80% dei fondi comuni d’investimento che commercializziamo in Italia (74 su 89) sono classificati secondo gli Articoli 8 e 9 – prosegue Randazzo – cifre che dimostrano come l'integrazione ESG e un approccio sostenibile ad impatto positivo siano per noi una priorità».

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