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Giornata Zero Emissioni: il ruolo centrale degli investitori

  • 15 Settembre 2022 (5 min di lettura)

  • Il prossimo 21 settembre torna l’appuntamento con il Zero Emissions Day, appello annuale a sospendere per un giorno l’uso dei combustibili fossili
  • I settori maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra stanno facendo passi avanti, grazie a nuove tecnologie di riduzione delle emissioni
  • Lungo il percorso verso la neutralità climatica, agli investitori si prospettano numerose opportunità innovative a lungo termine

L’appello annuale per un giorno di moratoria all’uso dei combustibili fossili – Zero Emissions Day – quest’anno cade il 21 settembre.

Nello stato attuale del pianeta, è solo un’aspirazione irrealizzabile, ma serve comunque a ricordarci quali difficoltà dovremo affrontare nella transizione verso l'azzeramento delle emissioni nette. 

Nel 2020, durante la pandemia di Covid-19, le emissioni mondiali di diossido di carbonio (CO₂) hanno registrato una riduzione del 5,4%, ma la tregua non è durata a lungo. Dalla siccità record che ha colpito l’Europa alle devastanti inondazioni in Pakistan, gli eventi climatici estremi sperimentati quest’estate dimostrano quanto sia urgente agire contro il riscaldamento globale.

Nonostante l’impegno senza precedenti dei governi nella transizione a net zero, stando alle analisi solo nove paesi risultano “quasi sufficienti” in termini di allineamento con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi che puntano a contenere l'aumento delle temperature entro 2°C oltre i livelli dell’era preindustriale, e idealmente non oltre 1,5°C.

La crescita delle emissioni di gas serra, causa principale del riscaldamento globale, è un risultato delle attività umane. Se non facciamo qualcosa, la situazione potrà soltanto peggiorare. Le Nazioni Unite avvertono che per “evitare gli impatti peggiori del cambiamento climatico e per mantenere un pianeta vivibile” è necessario contenere la temperatura globale entro il target più ambizioso dell’Accordo di Parigi.1

Ma non mancano ragioni di ottimismo. In tutti i settori maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra – industria, energia, agricoltura e trasporti – ci sono stati diversi sviluppi promettenti. Cercheremo ora di analizzare alcuni importanti passi avanti compiuti.

 

Industria

I processi industriali contribuiscono per circa il 30% alle emissioni di gas serra (GHG) e rappresentano il 40% del consumo mondiale di energia. Ma i progressi realizzati fino a oggi dimostrano che la sfida non è insormontabile.

Un esempio in questo senso è dato dai semiconduttori – con l'uso di sensori negli stabilimenti per ottimizzare la gestione dei consumi si contribuisce ad esempio a migliorare l'efficienza energetica della produzione industriale. Sebbene l'industria contribuisca alle emissioni di GHG, il livello delle emissioni è in calo – e l'utilizzo diffuso dei chip in moltissimi settori sottolinea il suo ruolo nella transizione verso un’economia a basse emissioni.2

Un'altra area promettente è quella delle tecnologie CCUS (Carbon capture, usage, and storage) per la cattura, il recupero e lo stoccaggio del carbonio – che mirano a ridurre le emissioni di CO₂ dai processi industriali, soprattutto quando queste emissioni sono difficili da evitare. I progetti CCUS possono riciclare o stoccare la CO₂ catturata – e una loro caratteristica molto significativa è la possibilità di applicazione in impianti industriali preesistenti, eliminando fino al 99% delle emissioni derivanti dalle attività produttive.

Ad agosto in Cina Sinopec ha avviato il suo più grande impianto CCUS, che potrà prevedibilmente eliminare 10,7 milioni di tonnellate di CO₂ nei prossimi 15 anni; contemporaneamente, negli USA il Senato ha approvato un progetto di legge da 369 miliardi di dollari che dovrebbe dare un fortissimo impulso al settore della cattura del carbonio. Anche nel Regno Unito il governo ha lanciato un piano di concessione di licenze per le società che si impegneranno a catturare, trasportare e stoccare la C0₂ in alcuni giacimenti di gas esauriti nel Mare del Nord.

 

Energia

La generazione di energia e calore è responsabile del 31% delle emissioni globali di gas serra. Tuttavia, se lo si collega ai settori che consumano l'energia prodotta, si può dire che il settore energetico rappresenta più di tre quarti delle emissioni.

Pertanto, non sorprende che le tecnologie carbon-neutral e le alternative energetiche sostenibili abbiano già ottenuto copiosi investimenti e il supporto delle politiche governative.

La guerra in Ucraina ha dato origine a una crisi energetica senza precedenti, facendo aumentare vertiginosamente l'interesse per le energie rinnovabili. L'Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) prevede un ulteriore aumento dell'8% della capacità da fonti rinnovabili entro la fine del 2022, che si aggiungerà alla crescita del 300% della generazione di energie rinnovabili già registrata negli ultimi 10 anni.

Sebbene gli impianti solari ed eolici siano quelli in cui si è massimamente concentrata la crescita, il limite di entrambi è la dipendenza dalle condizioni ambientali. Il settore ha bisogno di altri apporti di innovazione e, in questo senso, è bene tenere d'occhio gli sviluppi delle recenti tecnologie smart e delle smart grid – che potranno ottimizzare l'uso dell'energia generata. 

Gli sforzi di decarbonizzazione del settore dell'energia hanno imposto all'attenzione fonti alternative come l'idrogeno verde – che ha la capacità di soddisfare fino al 24% del fabbisogno energetico futuro. Se per il momento stiamo solo raschiando la superficie di tutto il suo potenziale, il settore dell'idrogeno ha già ottenuto vasto supporto da governi di tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Cina e Giappone, oltre che dalla Commissione europea.3  E mentre il mondo si prepara ai rincari energetici, i benefici di un settore dell'energia più sostenibile saranno più evidenti.

 

Agricoltura

Il sistema alimentare produce circa un quarto di tutte le emissioni di GHG, ed è responsabile per il 40% della produzione di metano antropogenica.

Negli ultimi anni sono già emersi numerosi processi e tecnologie d'avanguardia per ridurre le emissioni. Ad esempio, un additivo per mangimi capace di ridurre la quantità di metano prodotta dagli allevamenti bovini fino al 90% – o le tecnologie agricole a basso impatto climatico in grado di ottenere fino a un quinto delle necessarie riduzioni delle emissioni.

Altre aree del settore agricolo possono trarre vantaggio dalla transizione a un'economia circolare – per esempio, l'uso delle plastiche nella preparazione e nel confezionamento degli alimenti. Le innovazioni nel campo del riciclaggio possono consentire alle aziende di utilizzare plastica di recupero come materia prima, contribuendo così a ridurre le emissioni di gas serra connesse alla produzione di plastica vergine.

 

Trasporti

Il settore dei trasporti rappresenta fino a un quinto delle emissioni globali di CO2. Ma l'industria dei Veicoli elettrici (EV) ha registrato un'enorme crescita grazie agli incentivi pubblici, all'innovazione tecnologica e al rinnovamento delle infrastrutture.

Per esempio, di recente la California ha annunciato che metterà completamente al bando le vendite di nuovi veicoli a benzina entro il 2035. Nel frattempo, a giugno, i membri del parlamento europeo hanno votato a favore di un analogo bando ai veicoli diesel e a benzina entro lo stesso anno.

Entro il 2030, gli EV potrebbero rappresentare oltre il 60% delle vendite mondiali di veicoli – già cresciute in misura significativa nel 2022, con due milioni di veicoli venduti nel solo primo trimestre, +75% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Allo stesso tempo, il settore dell'aviazione sta cercando, con qualche titubanza, di passare dal cherosene di origine fossile a combustibili aeronautici sostenibili (SAF, Sustainable Aviation Fuels), come i biocombustibili o il cherosene sintetico. La IATA (International Air Transport Association) punta a raggiungere una quota di SAF del 2% entro il 2025, ma la capacità di produzione di combustibili alternativi è ancora bassa e potrebbe beneficiare di ulteriori investimenti.

 

Supportare la transizione

Anche se la trasformazione in ottica net zero delle economie mondiali appare un compito complesso e poco incoraggiante, gli investitori potrebbero intervenire su diversi fronti per dare un contributo positivo e, potenzialmente, con buoni risultati, nella lotta al cambiamento climatico.

C'è ancora molto da fare, ma si evidenzia già qualche progresso nei settori più inquinanti, e si prospettano nuove opportunità d'investimento nel percorso verso l'azzeramento delle emissioni.

Ciascuno di questi settori ha avviato un processo di trasformazione che segnerà il discrimine tra innovatori e ritardatari, sia all'interno del singolo comparto industriale che a livello di investitori.

In questo momento è essenziale che gli asset manager adeguino i propri portafogli e si facciano parti attive della transizione in corso – non solo con l'obiettivo di migliorare o di salvaguardare i rendimenti offerti ai loro clienti, ma anche per contribuire a un futuro sostenibile, a zero emissioni nette.

 

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