Inflazione e disoccupazione post Covid: doppio colpo basso a Gen Z e Millennials

  • 04 Aprile 2022 (3 min di lettura)

La fiammata del carovita, conosciuta in prima persona negli anni Settanta e Ottanta solo dai Baby Boomers, oggi preoccupa soprattutto i più giovani. Alle prese, nel dopo pandemia, anche con posizioni lavorative precarie. Ecco come i GenZers cercano di difendersi

Per i giovani della Gen Z, ma anche per i più maturi Millennials, era qualcosa di completamente sconosciuto. Gli unici ad avere fatto i conti con un picco di inflazione simile a quello che stiamo vivendo in questi mesi - alimentato anche dalla guerra in Ucraina - erano stati i Boomers: non a caso i livelli di carovita di oggi hanno fatto tornare indietro le lancette della storia di oltre quarant’anni, quando parte della generazione Baby Boom (i nati dal 1946 al 1964) era costituita da giovani adulti che stavano entrando nel mondo del lavoro.

 

Colpiti dal carovita

Oggi l’inflazione è tornata. In grande stile. Ma non colpisce tutti allo stesso modo. Come rivela un’analisi di Wells Fargo (“Inflation: Same Storm, Different Boats”) a patirne le conseguenze non sono più gli ormai attempati e benestanti Boomer, in buona parte pensionati, ma i giovani della Gen Z (nati dal 1997) e i Millennials (nati tra il 1981 e il 1996). I primi, in particolare, si ritrovano in maggior difficoltà perché già penalizzati a livello professionale dalla pandemia: non è un mistero che nel mondo del lavoro a fare le spese del coronavirus siano stati soprattutto i più giovani, spesso neoassunti a tempo determinato o con posizioni precarie. In Italia, per esempio, stando ai dati Istat, in settembre la disoccupazione nella fascia 15-24 anni ha sfiorato il 30%, per poi riassorbirsi molto lentamente. E negli Stati Uniti secondo l’Economic Policy Institute proprio i Gen Z rappresentano la generazione più colpita da disoccupazione o sottoccupazione.

 

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Fonte: US Department of Labor e Wells Fargo

 

Risparmi in calo

Il carovita morde il portafoglio di Gen Z e Millennials per diversi motivi, spiega l’analisi di Wells Fargo. I giovani adulti si muovono molto in auto o in moto, quindi subiscono gli effetti della stangata sui carburanti, ma spesso devono anche sfamare una famiglia, con i prezzi degli alimentari in continua ascesa. Mentre i Boomers, che hanno figli maturi ed economicamente autonomi, dormono sonni tranquilli (anche in virtù dei patrimoni accumulati durante la loro vita lavorativa).

Per restare agli Stati Uniti, un recente sondaggio Bankrate ha rivelato come i risparmi dei GenZers destinati alle emergenze siano diminuiti del 46% rispetto ai livelli pre-pandemia, con quelli dei Millennial più giovani (tra 26 e 32 anni di età) crollati addirittura del 54%, mentre i Baby Boomers hanno visto ridursi la liquidità di appena il 27%. Inoltre, stando all’analisi di una banca svizzera, la Gen Z può aspettarsi un ritorno sugli investimenti - al netto dell’inflazione - pari a solo il 2% annuo, contro il 5% dei Millennials.

 

Anche i Millennials nel mirino

Ma il carovita rappresenta una spiacevole novità anche per i Millennials, attualmente i più numerosi negli Stati Uniti. Una generazione che di crisi ne ha collezionate molte: alle elementari ha visto esplodere in Borsa la bolla internet, dopo il liceo si è ritrovata nel bel mezzo del fallimento di Lehman Brothers e subito dopo nella crisi finanziaria globale, seguita da quella economica (con i “rivali” GenXers e Boomers avvantaggiati nella difesa del posto di lavoro). Si stima che i Millennials meno giovani, quelli usciti dalle università negli anni post Lehman, abbiano perso oltre un terzo della loro potenziale ricchezza proprio per i morsi della Grande Recessione. Ma lo spettro dell’inflazione, scomparso dai primi anni Ottanta, non l’avevano mai conosciuto di persona.

 

Segnali di speranza

Le cose però potrebbero migliorare. Con un’occupazione in ripresa, il futuro potrebbe riservare sorprese positive ai più giovani, in particolare se l’inflazione tornerà nella sua tana. Anche perché la Generazione Z, la prima interamente composta da nativi digitali, è la più rapida nel cogliere le nuove opportunità legate all’innovazione tecnologica sui luoghi di lavoro.

Secondo l’istituto di ricerca e consulenza Gen Z Planet, i giovani - più cicale che formiche - prima del Covid erano già riusciti ad accumulare a livello globale un “cuscino” di risparmi da 360 miliardi di dollari, pronto per essere usato nei momenti difficili. E stando alla ricerca “OK Zoomer” di Bank of America, i 7 trilioni di dollari guadagnati nel 2019 dai 2,5 miliardi di GenZer sparsi nel mondo sono destinati a salire a 17 trilioni nel 2025 e a sfondare il tetto dei 33 trilioni nel 2030, cifra pari al 33% dei ritorni globali. Nel 2031, infine, la Generazione Z sarà pronta a sorpassare i Millennials quanto a creazione di valore. Ma sempre, beninteso, che l’inflazione torni a livelli fisiologici.

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